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LA PAROLA RUBATA

Paola Cereda

162 pages

Iole vive all’Elba, isola di miniere e di ferro. Il bombardamento del 1943 la costringe ad affrontare da sola l’occupazione tedesca e i lunghi mesi che precedono lo sbarco alleato.

Figlia di un anarchico e determinata a scrivere la propria vita, vive a Portoferraio, in via del Paradiso, e campa del suo mestiere di lavandaia. L’ostinazione del sorriso e la libertà nelle scelte la rendono diversa dalle altre ragazze elbane. Di lei si accorge Mario, giovane vicino di casa che non riesce a fare accettare alla madre i suoi sentimenti per la ragazza.

Nel 1944, sull’isola sbarcano le truppe alleate. Tra i soldati c’è anche Ibrah, un fuciliere senegalese dell’esercito coloniale francese. La popolazione festeggia l’arrivo degli alleati ma presto capisce che le ore successive allo sbarco saranno le più pesanti da sopportare e le più difficili da raccontare.

Ci sono corpi, nel romanzo: il corpo di Iole e quello di Ibrah, i corpi delle donne e quelli dei soldati. Ci sono parole rubate, impossibili da pronunciare perché portano con sé lo smarrimento davanti alle ingiustizie. Se le storie non raccontate non esistono anche quando sono vere, le parole ritrovate portano alla luce una vicenda realmente accaduta e scavano nella domanda: chi è l’altro?

Da lì ripartono per raccontare Ibrah e i suoi fantasmi, Iole e il suo estremo gesto di coraggio.