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Barbara Schiavulli

Foto dell' autrice: BARBARA SCHIAVULLI
Barbara Schiavulli

Il suo sogno era fare la giornalista di guerra, poi ha scoperto che non lo si fa, lo si diventa. Con determinazione, onestà e un pizzico di coraggio. Quasi sempre armata di una penna, e senza mai abbastanza soldi, ma con passione curiosità e voglia di conoscere, ha vissuto la Storia del Medio Oriente, Africa e del Centr’Asia degli ultimi 15 anni. Dal Darfur, alla Malesia, dalle montagne afgane allo Yemen. Quasi 4 anni fissa a Gerusalemme, poi ovunque dove succedeva qualcosa. Ha amato tutte le storie che ha scritto. E si è sentita onorata di aver conosciuto alcune persone di cui ha raccontato un pezzo di vita. Personaggi importanti come presidenti, intellettuali, generali e quei nessuno che invece, nel loro piccolo, facevano la differenza. Dai filatelici di Baghdad che si scambiavano i francobolli mentre fuori echeggiava il suono delle bombe, alla bambina afgana, ora donna, che si è finta un maschio per poter mantenere la famiglia durante il regime dei talebani. Dalla donna palestinese che ha aiutato a partorire un'altra palestinese in un posto di blocco israeliano perché non la lasciavano passare, al coraggioso giornalista pakistano che denunciava i crimini di Stato nel suo paese, senza sapere che di lì a poco sarebbe stato ucciso dai servizi segreti del Pakistan. Ha scoperto la scuola di musica classica di Kabul e la scuola di balletto a Baghdad. Ha visto bambini mutilati che non si lamentavano mai, e donne costrette a vendere il proprio corpo per sfamare i figli. E’ stato proprio nei posti peggiori dove ha scoperto quanta dignità si annida nelle persone, quanto coraggio e quanta forza. E’ stato tra le persone che non contavano che ha scoperto la ricchezza della vita.

Ha seguito le guerre e loro hanno seguito lei: nel 2005, in Iraq era l'unica giornalista italiana che continuava ad andarci quando le testate italiane avevano deciso di non mandare più nessuno. Ha vissuto a Baghdad travestendosi da sunnita o sciita a seconda delle esigenze, quando era importante non dare nell’occhio e troppo pericoloso per una giornalista straniera andare in giro. E’ stata in Pakistan molte volte, l’ultima subito dopo la presa di Bin Laden. Ma il paese che l’ha rapita più di ogni altro è stato l’Afghanistan. Immergendosi nelle zone calde, ha scoperto che quello che le interessa raccontare riguarda, soprattutto, i civili che i conflitti li subiscono: la loro sopravvivenza. Ha visitato l’Afghanistan una trentina di volte, e sta sempre per ripartire, cercando di raggiungere i posti più vicini a quello che succede e ai personaggi che lo fanno succedere.

Ha vinto il premio Luchetta, Antonio Russo, Italian Women in The World, il premio Maria Grazia Cutuli e altri.

Ha pubblicato due Libri: "Le farfalle non muoiono in cielo. Storia di una Kamikaze che non voleva morire”, ed. La Meridiana, 2005 e "Guerra e Guerra. Una Testimonianza”, edito da Garzanti, 2009.

La sua base di partenza è Roma. Attualmente sta lavorando al suo primo romanzo.