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UOMINI IN GRIGIO

Storie di gente comune nell'Italia della guerra civile
Copertina del libro UOMINI IN GRIGIO
Non-fictionAdultLiteraryHistoryII World WarXX CenturyEssay
400 pgs.

Gino ha undici anni e della guerra sa solo che porta la fame, e che quando arrivano gli aerei si scappa in cantina. L'emigrato Italo vive a Parigi, si è sposato da poco ed è felice, ma stanno arrivando i tedeschi, e con loro le cacce all'uomo. Fiorella è la figlia del maggiore Gastone Serloreti, a capo del famigerato Ufficio politico investigativo della caserma-prigione di via Asti, a Torino, ma lei è lontana dal terrore della Repubblica di Salò. E poi c'è il brigadiere Antonio M., che di quella caserma è l'ultima ruota del carro, e dopo la guerra sarà processato per stabilire se è stato anche lui un carnefice, o semplicemente uno che ha lasciato fare. Oppure, addirittura, se cercava di aiutare i perseguitati, per quanto possibile.

Ben poche delle persone investite dalla guerra in casa furono senza dubbio carnefici, o divennero vittime senza scampo. La verità è che tutti cercarono, ogni giorno, di prendere decisioni e di sopravvivere in un contesto sempre più difficile, in una dimensione esistenziale che non può coesistere con facili schematismi, ma è immersa nel grigio della nebbia morale. Come hanno fatto i conti con quel passato? E come li abbiamo fatti noi?

L'Italia dei venti mesi di guerra civile (1943 - 1945) è tutt'oggi un campo di battaglia storiografico. Le responsabilità, gli eroismi, le ragioni e i torti occupano ancora molta letteratura, storica e divulgativa. Gli occhi sono puntati sui nazisti, oppure sugli ebrei, oppure sui partigiani. Con questo libro eccezionale, Carlo Greppi compie un'operazione del tutto originale e riesce a spostare la questione al di fuori del terreno consueto, impostando la sua ricerca alla scoperta del vissuto, delle storie e delle vite degli "uomini in grigio", cercando ossessivamente di restituire al lettore una visione non deformante di quel momento storico.

Per farlo, in perenne fuga tra uno stereotipo e l'altro, la scrittura storiografica si colora di narrativa, i personaggi storici escono dai documenti ed entrano in un racconto orchestrato con sapienza. E interrogano così ogni lettore: cosa avresti fatto, tu? Che ruolo avresti scelto? E come avresti convissuto con le tue scelte?